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Descrizione

Nel luogo dove nacque la città dell’Aquila, si trova il monumento più antico e conosciuto della città. È il primo monumento civico dell’Aquila e, con la Chiesa di San Vito e il MuNDA completa l’ingresso alla città da Borgo Rivera. La Fontana delle 99 Cannelle, delimitata a destra dalle mura medioevali che si aprono su Porta Rivera, è sintesi della città. Lo è con i mascheroni, i suoi “personaggi”, con i colori e con la sua pietra.

I mascheroni da cui sgorga l’acqua sono 93, collocati lungo i tre lati del perimetro della Fontana. Questa è costruita in pietra locale bianca e rosa, e rimanda alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio e alla cromia di altri monumenti in città. Ai mascheroni si sommano altri 6 getti d’acqua che fuoriescono da 6 cannelle singole (aggiunte nel 1871). Si arriva così al fatidico numero 99, che la leggenda lega ai novantanove castelli che avrebbero fondato la città (in realtà, pare fossero poco più di sessanta).

Una lapide che si trova sulla parete frontale, testimonia che a progettare nel 1272 la fontana sia stato l’architetto Tancredi da Pentima. Questi, stando a leggende locali, sarebbe stato poi giustiziato affinché non rivelasse la sorgente che alimenta l’acqua delle 99 Cannelle, così che nessuno dei castelli ne reclamasse la proprietà. In realtà la Fontana fu completata lungo il corso dei secoli e all’inizio i mascheroni erano solo quindici.

Successivamente si sono aggiunti il rivestimento superiore, con le caratteristiche pietre bianche e rosa, e poi i fronti laterali. I mascheroni di gusto barocco del lato destro testimoniamo la ricostruzione di quella porzione del monumento dopo il terremoto del 1703. È di quello stesso periodo la realizzazione della pavimentazione in selci dello spazio antistante. E la Fontana ha assunto, modifica dopo modifica, la sua attuale monumentalità, ridefinita nel 1934 da una recinzione in ferro battuto. Recinzione che non è altro che un sapiente “riciclo” da Santa Maria di Collemaggio, ossia le cancellate della Basilica, che si trovavano precedentemente sul cornicione mediano della facciata.

La Fontana, prima di essere un prezioso monumento, soprattutto nel 1500, era adibita a lavatoio pubblico. Le sue acque sono servite anche per spurgare e disinfettare abiti e utensili dei cittadini, soprattutto in concomitanza con la pestilenza del 1656. Del resto, dietro la Chiesa di San Vito, di fronte alla Fontana, alla fine del ‘500 i Fatebenefratelli avevano costruito il loro convento e un ospedale, che divenne in quel tragico momento il lazzaretto della città.

La Fontana delle 99 cannelle ha resistito bene al sisma del 2009. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano l’ha comunque adottata, realizzando subito un intervento di consolidamento e pulitura. Così, già nel dicembre del 2010, l’acqua è tornata a sgorgare dai suoi mascheroni, a sugellare l’ennesima rinascita della città.

A questo straordinario monumento Gianni Rodari, genio del ‘900, dedicò la favola “Il pastore e la fontana”, pubblicata sul Corriere dei Piccoli del 17 marzo 1963.

Galleria

Fontana 99 Cannelle
Fontana 99 Cannelle
Fontana 99 Cannelle
mascherone Fontana 99 Cannelle
mascheroni Fontana 99 Cannelle
mascherone Fontana 99 Cannelle
mascherone Fontana 99 Cannelle
Re GAtto - Fontana delle 99 Cannelle
mascherone Fontana 99 Cannelle
mascheroni Fontana 99 Cannelle
mascheroni Fontana 99 Cannelle
Fontana 99 cannelle
Fontana 99 cannelle - ingresso
getto Fontana 99 Cannelle

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